In quasi tutti i piccoli centri marchigiani, urbani e rurali, nel corso dei secoli, si sono diffusi tanti
mestieri che animavano vicoli, stradine e piazzette dei borghi.
Ne è testimone la toponomastica dei centri urbani: in quasi ogni città esiste una Via degli Orefici o una Via della Lana o, ancora, una Via della Cartiera.
La tradizione dell’artigianato artistico è talmente radicata e diffusa nella regione che il giornalista Ermete Grifoni, così scriveva:“Chiedete a un marchigiano ciò che di
più tipico è prodotto nelle Marche e lo metterete in soggezione. O meglio, assisterete ad un curioso comportamento. Se il marchigiano è di Ancona vi dirà le fisarmoniche...., se è di Ascoli i cappelli di paglia...., se è di Macerata le scarpe....., se di Pesaro le ceramiche.....”.
Oggi gli strumenti e gli utensili impiegati in queste attività sono conservati presso
circa quaranta Musei delle tradizioni popolari, presenti in modocapillare su tutto il territorio regionale.
Esistono inoltre vari itinerari artistici e turistici, ,creati per permettere la visita dei paesi in cui questi mestieri sono sorti e si sono sviluppati, dando vita a ricche e produttive botteghe artigianali. Ne sono un esempio Pietrarubbia (celebre per la lavorazione dei metalli e
del ferro battuto), Fratte Rosa
( famosa per le ceramiche e le terracotte ), Castelfidardo ( rinomata per le fisarmoniche ):, anche se é il caso di ricordare che ogni centro marchigiano si è distinto nella produzione di oggetti caratteristici e di eccelsa qualità, presenti sia nelle locali botteghe che negli animati mercatini di artigianato artistico.
Per approfondire la questione, val la pena di visitare il Museo “I vecchi mestieri” a Sant’Angelo in Vado (Pu).