Mi imbarcai a Genova, nel 1963. Destinazione Argentina.
Mi aspettava un lungo viaggio in mare. Solo. I miei erano partiti prima.
Un transatlantico è una metropoli. Tante persone e tanto diverse.
C'era un cameriere italiano che si mostrava sempre gentile. Piú del dovuto.
Era evidente che voleve essere considerato alla pari.
Ma io, poco piú di un ragazzo, con una laurea e tante speranze, non ero
molto disponibile.
Poi c'era un giovane, evidentemente di una classe sociale alta, che portava
con se un paio di sci ... Sci in estate! Per sciare dove? Forse era un
professionista e seguiva la neve dove si trovava, nei vari continenti. Lui
viaggiava in prima clase. Non lo conobbi mai personalmente.
C'era un medico che aveva trascorso una vacanza in Europa, in compagnia di
un amico commerciante. Era peronista, ma il suo amico no. E si criticavano a
vicenda in ogni occasione, per le loro idee politiche.
Il medico era l'aio. Il commercinte l'allievo. Ma non credo che quest'ultimo
imparasse molto.
Una volta infatti, chiese al medico: "cos'è la vita?"
E la risposta fu: "è movimento"-
"Ma anche la nave si muove"- disse il commerciante...e si interruppe per non
creare una situazione sgradevole. Poi raccontó che viveva a Mar de Plata,
una città di 500.000 abitanti, che si triplicavano nella stagione estiva. La
"città piú bella del mondo", diceva sempre.
Il medico era un mezzo filosofo. Faceva discorsi e domande strane.
Diceva che i tedeschi avevano avuto grandi filosofi. Kant era uno di questi.
Non per il suo sistema filosofico, ma solo per una affermazione: "il nostro
cervello funziona secondo una categoría: la categoría causa-effetto". Questo
è il nostro modo d'intendere. Questo è il motore dei nostri ragionamenti.
Nel motore delle auto i pistoni, con il loro moto di va e vieni, mettono in
movimeto l'automobile. L'equivalente dei pistoni, in noi, è la categoria
causa-effetto. Noi vediamo tutto quanto accade nell'universo secondo questa
categoría. Se mettessimo ad un piccione, appena uscito dall'uovo, un paio d'
occhiali verdi, il piccione crescerebbe e, diventato adulto, volando intorno
al mondo, lo vedrebbe tutto verde e direbbe che il nostro mondo è verde.
Quella sarebbe la sua verità.
Chiaro, per scoprire questa verità, bisogna leggere molti libri con frasi
alla tedesca, tanto lunghe che, quando si è alla metà di un paragrafo, si
dimentica il soggetto. Ma, diceva lui, vale la pena.
Poi c'erano due vecchietti. Lui alto e magro. Lei piccolina. Ambedue con i
capelli splendidamente candidi. Tornavano in Argentina perché lui era un
falegname pensionato. Da vecchi, erano ritornati al loro paese e vivevano
tranquilli. Ma negli ultimi anni il cambio della moneta era diminuito molto
ed ora, con 11.000 lire al mese, era impossibile vivere in Italia.
Tornavano in Argentina per vedere come si poteva vivere là. Alla fin fine
non rimanevano loro molti anni.
Fin dall'inizio del viaggio, avevo visto un uomo e una donna che si sedevano
sempre in un posti isolati e seminascosti. Avevano un termos ed uno strano
recipiente simile ad una tazza da caffellatte.
Versavano in continuazione il contenuto del termos nella tazza e lo
sorbivano. E sempre cosí, per ore. Pensai subito che fossero drogati. Mi
meravigliava il fatto che lo facessero in presenza d'estranei.
Anni dopo, un amico mi spiegó che in Uruguay bevono il mate così, in
continuazione. Il mate è una infusione de foglie con acqua calda. Una
eredità degli indios Guaraní, credo.
Mi disse anche che, in una sfilata militare, in occasione di chi sa quale
ricorrenza, aveva visto un soldato a cavallo, sorbire il mate.
Strane abitudini!
Sul transatlantico non mancava un gruppo di persone che giocava
accanitamente al " trucco". Un gioco di carte che non ho mai appreso. Uno
di loro si vantava di vivere, a Buenos Aires, con gli interessi di un suo
piccolo capitale che prestava ad amici e conoscenti. Io credevo che questo
si chiamasse usura e che non fosse una cosa di cui vantarsi.
Una signora di mezza età, tornava in Argentina per vendere il suo albergo e
tornare in Italia a comprare una piccola pensione. Nella decade del '60 l'
economia italiana andava molto bene.
Un italiano, uno dei tanti turisti di ritorno, diceva di possedere una
"estancia" nella provincia di Santa Fe, vicino al fiume Paraná. Nella
regione si diceva che Garibaldi, in fuga sul fiume, era affondato proprio in
quella zona e che, nel profondo del fiume, c'era ancora la sua nave. Lui
voleva trovarla. Aveva provato già varie volte, ma inutilmente.
Ora, al suo ritorno, avrebbe tentato ancora e, sperava, con successo.
Diamine ....suo nonno era italiano e lui avrebbe fatto vedere ai "criollos"
di che pasta son fatti gli italiani.
Tanta gente.....tante speranze!
Ora, naturalmente, dopo piú di 40 anni, il cameriere sarà morto. Il giovane
sciatore sarà probabilmete molto vecchio; chissà quante gare avrà vinto!
Il medico filosofo ed il commerciante saranno morti, portando con loro
dubbi, domande e l'angoscia del pensiero della morte.
I due uruguaiani, lui e lei, riposeranno senza piú sentire la necesità di
bere mate.
Il falegname, anziano pensionato, e la sua compagna, anbedue dai capelli
cosí candidi, riposeranno finalmenete senza la preoccupazione della
svalutazione della moneta.
E cosí pure l'innamorato di Garibaldi e l'usuraio che si vantava d'esserlo e
tutti gli altri.
"Speranze...speranze, dolci inganni"
Non ricordo chi ha scritto questo verso, ma è troppo bello per essere mio.
Marcello Fagioli - Marchigiano in Argentina