Io...... antifascista? di Marcello Fagioli
Querida familia y amigos,
Io...... antifascista?
A Fabriano, nelle Marche, faceva freddo d’inverno. Ogni due o tre anni veniva il "nevone" e tutta la città rimaneva coperta da 40-50 centimetri di neve. Non so come sarà ora, con il "riscaldamento globale".
Ed era una festa per noi adolescenti ed ancor piú per me che ero propietario di un paio di sci e percorrevo a piedi vari chilometri, sino alla cima di una collina chiamata "Monticelli" per trascorrere tutto un pomeriggio sulla neve.
Erano gli anni del fascismo e quando si scriveva una lettera, si metteva, in alto, a destra: "Anno XX Era Fascista".
Ed io facevo il ginnasio.
In quegli anni si andava a scuola tutti i giorni della settimana ed anche il sabato, che era anche lui "sabato fascista", il che significava che nel pomeriggio non si faceva lezione, ma bisognava mettersi in divisa per fare esercizi militari nel cortile del vechio convento, dove erano le aule del ginnasio e del liceo.
Tutti gli studenti erano, a seconda dell’età, figli della lupa, balilla o avanguardisti.
I figli della lupa erano i piú piccoli e non avevano obblighi particolari.
I balilla avevano come divisa, pantaloni corti di color verde e camicia nera. Gli avanguardisti indossavano pantaloni alla zuava e giacca verde.
Il mio problema era che a un certo punto cominciai ad usare pantaloni alla zuava anche quando ero vestito da civile e, quando mi fui abituato a stare con le ganbe ben coperte dal freddo dell’inverno, non avevo piú molta voglia di mettere i pantaloni corti per andare a compiere il mio dovere di balilla.....sentivo freddo.
Ed un giorno ebbi una brillante idea. Visto che mio padre era medico, perché non farmi fare un certificato per giustificare la mia assenza e
non dover andare a prender freddo nel cortile del convento?
Cosí il lunedí seguente, quando finito l’appello l’insegnante mi disse che dovevo presentarmi al preside per giustificare la mia assenza al "sabato fascista", io andai tranquillo. Presentai il certificato e tutti finí lí.
Ma il problema non era risolto, perché poi vennero gli altri sabati e, data la mia insistenza, mio padre mi fece altri certificati. E la cosa andò avanti per tre o quattro settimane ma, un lunedí mattina, quando mi presentai al preside, questi mi disse con voce stentorea che se il seguente sabato non avessi partecipato agli esercizi militari, in divisa e con tanto di moschetto di dimensioni ridotte, sari stato espulso da tutte le scuole del regno.
In quei tempi avevamo ancora un re.
Io non mi impressionai molto e il sabato seguente fui di nuovo assente. Forse non mi rendevo ben conto di cosa significasse non poter andare piú a scuola. Il lunedí seguente, dopo l’appello, mi fecero uscire dall’aula, ma io ero forse piú contento che dispiaciuto.
Ma la dea fortuna esiste.
Nella settimana seguente un aereo da caccia nemico sorvolò la città e mitragliò la linea ferroviaria. Era la prima volta che avevamo a che fare con il nemico, che sino allora conoscevamo solo per quello che dicevano i "giornali radio" e molta gente uscí dalla città per vedere l’effetto del mitragliamento. Le traversine di legno erano scheggiate. Sui binari si vedevano le tracce brillanti che i proiettili avevano lasciato sull’acciaio. Ma niente piú.
Poi, pochi giorni dopo, una squadra di cinquanta quadrimotori, in formazione triangolare, sorvolò la città e lasciò cadere un micidiale carico di bombe.
Non c’era stato allarme. Era la prima volta che succedeva e la distruzione fu grande ed i morti molto numerosi.
Pochi giorni dopo tutta la città era deserta. La popolazione era sfollata nelle poche ville e nelle case dei contadini nella campagna circostante.
Quando, dopo piú di un anno, ritornammo in città e ricominciarono le scuole, nessuno ricordò piú la mia "espulsione da tutte le scuole del regno"
Marcello Fagioli
Con cordiali saluti