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Taddeo Zuccari

Taddeo Zuccari

 

Sant'Angelo in Vado 1529 - Roma 1566

Taddeo Zuccari ritratto.jpgFu tra le figure più importanti della seconda metà del XVI° secolo in ambito romano; il suo ruolo, determinante nell'evoluzione della pittura decorativa e monumentale dal I550 è paragonabile a quello svolto, nella generazione precedente, da Pierin del Vaga, da Polidoro e dal Parmigianino.

La sua influenza va ben oltre i limiti cronologici della sua attività, del resto piuttosto breve, e soprattutto grazie al fratello Federico che lo raggiunse a Roma nel 1550 e collaborò a più riprese con lui.

Artisti come Raffaellino da Reggio ne proseguiranno le ricerche in modo tanto fedele che il termine 'zuccaresco' diverrà più tardi un comodo appellativo per definire una parte importante della produzione grafica della fine del secolo XVI°, determinando una certa confusione nella definizione e nella valutazione dell'opera grafica di Taddeo e dei suoi seguaci.

Originario, come Barocci, delle Marche e più giovane di lui di qualche anno, Taddeo apprese i primi rudimenti dal padre Ottaviano, pittore, e da Pompeo Presutti di Fano, ma appena quattordicenne lasciò il suo paese d'origine per Roma.

Sul tirocinio romano e sulle difficoltà degli inizi della sua carriera ci informa la lunga e dettagliata biografia che Vasari pubblicò nella seconda edizione delle Vite (1568) ispirata da Federico Zuccari e da lui arricchita di postille. Lo stesso Federico ne creò un equivalente per immagini, celebrazione di Taddeo ma anche della virtù dell'artista, nei disegni (Parigi, collezione privata), eseguiti probabilmente alla fine del secolo, preparatori per una serie di dipinti che decoravano una stanza della sua casa di via Gregoriana, della quale farebbero parte i sette dipinti su cuoio del Museo di Palazzo Venezia a Roma.

Tra i pittori presso i quali Taddeo fece tirocinio a Roma l'unico che sembra aver avuto un significato per lo sviluppo del suo stile è un pittore di Parma, Daniele Porri, alla cui influenza viene ricondotto quanto di correggesco si coglie in alcuni disegni giovanili di Zuccari.

Le prime opere di pittura ricordate dalle fonti sono perdute, ma è pervenuto un notevole gruppo diTaddeo Zuccari 1.jpg disegni riferibili agli inizi del suo percorso. La prima importante opera pubblica è la decorazione della facciata del palazzo di Jacopo Mattei (Storie di Camillo, 1548).

Egli esordì dunque come pittore di facciate, un genere già illustrato dal Vaga e soprattutto da Polidoro, del quale Taddeo si affermò come il successore in questa specialità. L'influenza dei due allievi di Raffaello fu determinante per la sua formazione ed è significativo che a loro fossero stati attribuiti alcuni disegni giovanili di Taddeo.

Nel 1551 Zuccari fu chiamato dal duca Guidubaldo II° a Urbino per affrescare con Storie della Vergine il coro del Duomo, lavoro che non fu realizzato. Nei due anni del soggiorno urbinate Taddeo compì al seguito del duca un viaggio a Verona e lavorò nel Palazzo Ducale di Pesaro. Tornato a Roma il Mattei gli affidò la decorazione della sua cappella in Santa Maria della Consolazione (Storie della Passione, Profeti e Sibille, 1353-55).

Nello stesso tempo l'artista partecipò alla decorazione del Casino di Giulio III° sul Pincio (già del cardinal Poggi) sotto la direzione di Prospero Fontana, a quella della villa Giulia (Trionfo di Flora,Trionfo di Apollo, 1553-55).

Gli affreschi Mattei rappresentano un vero crocevia nella evoluzione stilistica di Zuccari, il cui interesse per Daniele da Volterra, Tibaldi, Salviati viene presto riassorbito nell'alveo di un diretto recupero del classicismo raffaellesco, come mostra nella stessa cappella Mattei la differenza tra l'Ecce Homo e la Flagellazione.

In questi anni l'attività di Zuccari, pittore fra i primi di Roma, si fa sempre più intensa ed egli si avvale largamente di collaboratori, a cominciare dal fratello Federico.

Nel 1556 dipinge nell'appartamento Carafa nei Palazzi Vaticani; lavora agli affreschi di Santa Maria dell'Orto; collabora agli apparati per le esequie di Carlo V 1559); gli vengono commissionati affreschi e pala di una cappella nel Duomo di Orvieto; per il pontefice Pio IV° lavora in Vaticano sia nell'appartamento papale che in altri ambienti (1560).

Taddeo Zuccari 3.jpgMa sono anche gli anni in cui dipinge nella Cappella Frangipane in San Marcello al Corso le severe, monumentali Storie di San Paolo (intraprese nel 1558-59), in cui l'orientamento classicista della sua pittura si sostanzia anche di un diretto accostamento al Michelangelo del Giudizio.

Durante l'intensa attività romana, oltre che in Santa Sabina (1559) e in Vaticano, lavora con Federico nel castello di Paolo Giordano Orsini a Bracciano (Storie di Psiche e Storie di Alessandro Magno, 1559-60) è interrotta da un viaggio a Urbino, nel '60, dove è chiamato per dipingere un ritratto di Virginia, figlia di Guidubaldo II° Della Rovere per celebrare le nozze con Federico Borromeo. In questa occasione gli vengono commissionati disegni con Storie di Giulio Cesare per un servizio di maiolica che il duca intende donare a Filippo II° di Spagna. Taddeo praticò questo genere più volte come rivelano i disegni, alcuni esemplari della maiolica istoriata urbinate e l'ampia divulgazione delle sue invenzioni nella produzione ceramica della seconda metà del secolo.

Nel 1561 comincia a lavorare alla decorazione del palazzo del cardinale Alessandro Farnese a Caprarola. A capo di una équipe, di cui faceva parte anche Federico, Taddeo lavorò a più riprese, sino alla morte, alla grandiosa impresa che realizzò soltanto in parte (Appartamento dell'Estate: Sale diTaddeo Zuccari 4.jpg Giove, delle Stagioni; piano nobile: Sala dei Fasti Farnesiani, Anticamera del Concilio, Camera dell'Aurora, Stanza dei Lanifici).

La dettagliata descrizione del vastissimo ciclo di storie e grottesche fornita da Vasari nella biografia di Taddeo è alla base della tradizione che ha attribuito l'intera decorazione ai due Zuccari, il cui nome ha finito per identificarsi con tutto un genere di pittura sia ecclesiastica che gentilizia della seconda metà del Cinquecento.

E pur vero che Taddeo vi elabora da una parte modi di rappresentazione della pittura di storia (i Fasti della famiglia Farnese) e dall'altra sistemi decorativi che divennero modelli caratteristici sin dalla loro creazione.

Le qualità di chiara narrazione e di lucido equilibrio formale che caratterizzano l'ultima fase dell'attività di Taddeo sono espresse al più alto livello negli affreschi di Caprarola. Intanto, scomparso nel 1563 Francesco Salviati, Ranuccio Farnese incarica Taddeo di completare la decorazione della Sala dei Fasti Farnesiani nel suo palazzo romano (interrotta due anni dopo con la morte del Farnese); l'arcivescovo di Corfù gli chiede di portare a termine gli affreschi della cappella Pucci a Trinità dei Monti, lasciati incompiuti da Perin Del Vaga.

Il ritmo del lavoro e intenso (affreschi nel cortile della Libreria; Donazione di Carlo Magno e Presa di Tunisi,1564, nella Sala Regia in Vaticano progetti per la pala di San Lorenzo in Damaso) fino agli ultimi mesi di vita di Taddeo, che lascia incompiute molte delle opere intraprese sin dalla fine del decennio precedente e che saranno realizzate dal fratello Federico.


(www.romecity.it)

 




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